Fortezza di Trento




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Fortezza di Trento

Mappa fortificazioni austro-ungariche in nord Italia.jpg
Mappa storica della Fortezza di Trento
Localizzazione
Stato
Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Stato attuale
Italia Italia
Città Trento
Informazioni generali
Tipo Linea fortificata
Costruzione 1860-1915
Condizione attuale Perlopiù visitabili
Informazioni militari
Azioni di guerra nessuna

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Fortezza di Trento o in tedesco Festung Trient è la fortezza che è stata costruita attorno alla città di Trento dal 1860 e strategicamente attiva fino alla fine della prima guerra mondiale, ovvero fino al 1918.




Indice






  • 1 Introduzione storica


  • 2 Durante la Grande Guerra


  • 3 Forti costruiti


    • 3.1 Prima ondata fortificatoria (1860-1876)


    • 3.2 Seconda ondata fortificatoria (1876-1895)


    • 3.3 Terza ondata fortificatoria (1895-1915)




  • 4 Caratteristiche costruttive


    • 4.1 Due periodi: 1870-1885 e 1885-1905


    • 4.2 Terza ondata




  • 5 Note aggiunte


  • 6 Note


  • 7 Bibliografia


  • 8 Altri progetti


  • 9 Collegamenti esterni





Introduzione storica |




La tagliata stradale Bus de Vela




Il castello del Buonconsiglio a Trento


I primi progetti per la trasformazione di Trento in piazzaforte elaborati dallo Stato Maggiore asburgico risalgono all'età napoleonica. Le operazioni militari contro le armate francesi del 1796 e del 1797 avevano evidenziato la notevole importanza strategica della città quale sbarramento della principale via di collegamento tra la pianura italiana e le valli del Danubio attraverso le Alpi centro-orientali.


A partire dal 1848 il Trentino fu oggetto dell'interesse dei patrioti italiani. Nel corso dei moti del 1848 alcuni Corpi franchi penetrarono in profondità nel territorio asburgico e si scontrarono con le truppe imperiali nelle Giudicarie e nelle valli di Non e di Sole.
La perdita della Lombardia nella seconda guerra di indipendenza (1859-1860) determinò la decisione di iniziare dei lavori di fortificazione a ovest della città (forte Bus de Vela, e la sua sovrastante blockhaus forte Doss di Sponde), anche per proteggere l'importantissima infrastruttura ferroviaria, la Sudbahn (l'attuale ferrovia del Brennero). Tale ferrovia aveva lo scopo principale di assicurare i rifornimenti alle formidabili piazzeforti che costituivano il famoso Quadrilatero, costituito dalle città di Legnago, Mantova, Peschiera e Verona.


Il 1866 fu senza dubbio più sfortunato per la duplice monarchia. Oltre all'assedio delle fortezze del Quadrilatero, i generali piemontesi decisero di inviare due corpi di spedizione sui fianchi del saliente Trentino. Tali corpi, formati da truppe garibaldine estremamente motivate e ben addestrate attaccarono da est e da ovest. A ovest assediarono Bezzecca, in val di Ledro, non riuscendo però ad avanzare. Ad est invece il corpo guidato dal generale Giacomo Medici riuscì a raggiungere Pergine e Valsorda, scorgendo dall'alto la città di Trento. Un provvidenziale armistizio non consentì ai garibaldini di proseguire oltre, ma la monarchia asburgica dovette cedere tutto il Veneto alla Francia e che questa poi consegnò all'Italia, pur non essendo stata sconfitta da quest'ultima sul piano militare ed anzi riportando l'esercito regolare italiano due pesanti sconfitte sia per terra (a Custoza) che per mare (battaglia di Lissa).


Lo Stato Maggiore austriaco imparò la lezione: per prima cosa fortificò le direttrici di attacco storiche (Valle dei Laghi, Val di Non e Valsugana), quindi eseguì una serie di lavori che resero Trento una vera piazzaforte. Un anello continuo di fortezze, ridotti, Blockhaus, trincee, postazioni d'artiglieria contornava ininterrottamente la città nel 1915 e la rendevano inespugnabile allora, e oggi un patrimonio da salvaguardare. Il piano di fortificazione fu affidato dapprima al allora comandante militare del Tirolo, Franz Kuhn von Kuhnenfeld (1817-1896) e successivamente dal colonnello Daniel von Salis da Soglio (1867-1919), e prevedeva la realizzazione di sbarramenti difensivi da passo dello Stelvio alla valle di Sesto, con due piazzeforti, una a Trento e una a Bressanone.


Secondo i piani del comandante del Tirolo, Franz Thun-Hohenstein (1826-1888), la città avrebbe dovuto costruire un nucleo di resistenza contro l'avanzata nemica sino all'arrivo dei rinforzi esterni e alla conseguente azione controffensiva. Con le ridotte risorse finanziarie disponibili Thun riuscì a far costruire sulle colline attorno alla città una serie di fortezze di carattere semipermanente, concepite secondo criteri considerati già allora antiquati in nome della massima economia di spesa.


Tali opere compiute tra il 1880 e il 1884, furono battezzate già dai contemporanei come "batterie in stile trentino" e potevano essere distinte in tre sotto-tipologie:



  • con artiglierie in casamatta

  • con artiglierie all'aperto (in barbetta)

  • con artiglierie dietro muro di cinta scoperto.


Unica eccezione era presentata dal forte San Rocco, concepito sia per lo sbarramento della valle dell'Adige che della strada proveniente da Vigolo Vattaro, dove una batteria a cielo aperto venne affiancata una casamatta con cupola corazzata girevole d'acciaio (fornita dalla ditta Gruson di Magdeburgo: fu la prima cupola corazzata installata in un forte della monarchia austro-ungarica) per due cannoni da 12 cm modello 80.


Lo sbarramento di Civezzano venne incluso nel I settore di difesa della città (monte Calisio e gola del Fersina), il quale comprendeva anche il forte Casara. Situato sulle pendici del monte Calisio, rappresentava un caposaldo di difesa del settore settentrionale della piazzaforte. Era armato con 6 cannoni modello da 9 cm modello 75/96 in cannoniera in muro scoperto. In seguito, nel 1913 le opere di Civezzano e forte Casara furono incluse assieme alla batteria Martignano nel IV settore di difesa della piazzaforte. La batteria di Martignano, costruita tra il 1882 e il 1883, con i suoi 4 cannoni da 12 cm modello 61 in casamatta e due cannoni da 9 cm modello 75/96 sbarrava verso nord la valle dell'Adige e assieme al Doss Trento sorvagliava il cuore della città. Conclusa la fase delle "batterie in stile trentino", negli ultimi anni dell'Ottocento il Genio militare austriaco si preoccupò di rafforzare ulteriormente il settore meridionale della città con la costruzione dei forti di Mattarello e Romagnano (1896-1900).



Durante la Grande Guerra |


Lo scoppio della guerra condusse ad una radicale revisione del ruolo strategico della piazzaforte di Trento. La neutralità assunta dall'Italia di fronte agli eventi dell'agosto 1914 convinse il comando militare di Innsbruck ad accelerare i lavori di fortificazione campale lungo i confini col vicino alleato: venne cioè iniziata la costruzione di un campo trincerato continuo dallo Stelvio alla valli dolomitiche, che assunse il nome di "linea di resistenza tirolese".


La debolezza del settore orientale della regione, dovuta anche al mancato compimento dei forti voluti da Conrad in bassa Valsugana ed in Vallagarina, assieme ad una certa sfiducia verso la capacità di resistenza dei nuovi forti degli altopiani spinse il Genio militare austriaco ad una radicale ricostruzione della fortezza di Trento. Dall'autunno 1914 sino alla primavera del 1916 la città venne circondata da un formidabile campo trincerato, articolato in profondità e dotato di trinceramenti, casematte in calcestruzzo e batterie scavate nella roccia.


Complessivamente la piazzaforte poteva contare su una buona dotazione di pezzi d'artiglieria. I vecchi forti ottocenteschi invece vennero disarmati e in qualche caso anche distrutti, per far posto a nuove opere di fortificazione.


Le stesse misure vennero prese anche per lo sbarramento di Civezzano, parte integrante del IV settore di difesa della fortezza di Trento: il forte principale fu fatto saltare nell'estate del 1915 ed i suoi cannoni collocati in batterie campali situate nelle vicinanze. La tagliata stradale superiore fu pure disarmata ed adattata a caposaldo di fanteria: risale probabilmente a questo periodo la chiusura dei due cortili interni con una copertura in calcestruzzo. Del vecchio sbarramento ottocentesco rimase efficiente soltanto la tagliata stradale inferiore con i suoi tre cannoni in caverna ed il vicino fortino sulla linea ferroviaria.


In seguito alla Strafexpedition del maggio 1916 ed al conseguente avanzamento della linea del fronte i lavori di fortificazione attorno alla città furono sostanzialmente abbandonati e le artiglierie trasportate in gran parte sui campi di battaglia.


Dopo il primo conflitto mondiale il sistema di fortificazione di Civezzano passò all'amministrazione del Regio Esercito ed in seguito dell'Esercito Italiano, che provvide a trasformare le opere superstiti in magazzini. La tagliata stradale superiore fu anzi trasformata in polveriera sino alla vendita del complesso al comune di Civezzano nel 1956. Ben altra sorte toccò alla tagliata stradale inferiore, la quale, abbandonata dall'esercito nel 1927, fu parzialmente demolita tra il 1928 ed il 1930 al fine di un miglioramento dell'assetto stradale.



Forti costruiti |



Prima ondata fortificatoria (1860-1876) |



  • Forte Doss di Sponde

  • Batteria Martignano

  • Tagliata stradale Bus de Vela

  • Complesso fortificato di Civezzano



Seconda ondata fortificatoria (1876-1895) |



  • Batteria Brusafer


  • Forte Casara (non più esistente)


  • Batteria Cimirlo (parzialmente demolito)

  • Forte Col de le Bene

  • Batteria Doss Fornas

  • Batteria Marzola

  • Blockhaus Marzola

  • Complesso fortificato di Mattarello

  • Forte San Rocco

  • Forte Romagnano

  • Batteria Roncogno

  • Forte Tenna



Terza ondata fortificatoria (1895-1915) |



  • Forte Camponzin

  • Batteria Le Finestrelle

  • Forte Mandolin

  • Varie Blockhaus: complesso del Sorasass, Maranza, Celva, Camponzin, Cornetto, Viote, Palon, Doss Trento.


A comando della fortezza di Trento era posto il castello del Buonconsiglio, sito nel cuore della città.



Caratteristiche costruttive |


Dopo il 1866: piano organico di fortificazione del generale Julius Vogl.
L'opera doveva essere in posizione dominante, articolata in un blocco unico e quindi di dimensioni compatte, per ridurre le dimensioni della guarnigione, e parte integrante di un gruppo di forti.


Queste opere dovevano comunicare tra loro (via telegrafo, con segnalazioni ottiche, poi con il telefono) e dovevano coprire con le loro artiglierie, oltre che gli obiettivi assegnati, anche gli angoli morti dei vicini. È il famoso schema “a tenaglia”, utilizzato per costruire pressoché tutti i forti di Trento.



Due periodi: 1870-1885 e 1885-1905 |



  • Primo periodo: struttura in pietra, corazzature metalliche interne, artiglierie in feritoia minima.

  • Secondo periodo: struttura in calcestruzzo armato, paramento in pietra, torri corazzate girevoli.



Terza ondata |


Poche furono le realizzazioni nei primi anni del Novecento, a causa dei frenetici lavori di fortificazione del settore degli Altopiani di Lavarone-Folgaria promossi dal nuovo Capo di Stato Maggiore, feldmaresciallo Franz Conrad von Hötzendorf.
Solamente due furono gli interventi tra il 1900 e il 1908: la caserma corazzata di Camponzin ed il forte Mandolin di Candriai.



  • La prima era una tagliata stradale che interveniva sulla strada che da Sopramonte saliva a Candriai, in modo da evitare aggiramenti del forte Bus de Vela. Era dotata di mezza dozzina di cannoni da campagna collocati in posizione coperta e rivolti proprio verso la strada; inoltre, posizionandosi a cavallo della carreggiata in prossimità di una curva, era dotata di un solide portone in ferro protetto da feritoie, esattamente come l'opera media di Civezzano.

  • Il forte Mandolin non esiste più, demolito negli anni cinquanta per costruire la colonia elioterapica "Alcide de Gasperi". Doveva comunque essere un'opera molto potente seppur di piccole dimensioni: struttura interamente in calcestruzzo armato e sei obici da 100 mm in cupola metallica girevole.


L'esperienza del primo anno di guerra, con l'assedio alle poderose quanto impotenti fortezze belghe al tiro dei moderni obici e mortai austriaci, convinse la direzione del Genio Militare a completare il perimetro fortificato attorno a Trento. Una miriade di postazioni in caverna, blockhaus, trincee in calcestruzzo armato, postazioni di artiglierie in barbetta completarono gli spazi vuoti tra forte e forte.
Impossibile rendere conto con precisione del momento di costruzione e luogo di realizzazione. Ci si limiterà ad un semplice elenco dei luoghi dove più massicci furono i lavori: monte Cornetto, Palon, dorsale settentrionale del monte Bondone (con alcuni capisaldi più potenti alla testata della Val d'Eva), Castellar de la Groa (un vero fortino naturale basato su tre ordini concentrici di difese), monte Soprassasso (una dorsale fortificata recentemente recuperata), monte Celva (con una cupola in acciaio sulla sommità, Maranza).


La fortezza di Trento fu ammodernata nell'autunno 1914. Il nuovo direttore del genio militare di Trento, ing. maggior generale Franz Seraphin Edler von Steinhart, uno dei più brillanti ufficiali del genio militare austriaco, fa sparire l'intera fortezza sotto la roccia. Alle fine del 1915 la fortezza ha in posizione complessivamente 295 cannoni, più di 100 mitragliatrici e 50 cannoni semiautomatici di piccoli calibro. Nelle trincee e spazio per 2 divisioni della fanteria. L'intero anello interno della difesa e composto di batterie in caverna a prova di bomba (copertura della roccia da 10 m fino a 150 m). Inoltre sono in posizione 3 batterie corazzate con cupole girevole del calibro 10 cm e 15 cm (monte Calisio, monte Celva e Busa Grande sopra Levico). Tutte le vecchie fortificazioni sono disarmate (lettera del genio militare al comando della 11. armata dell'8 agosto 1915) e servono soltanto come magazzini. La fortezza di Trento nel 1915 era il più potente e moderno campo trincerato della prima guerra mondiale ed era inespugnabile. Fu dimenticata dalla storia poiché non sparò mai un colpo. Negli arsenali e magazzini della fortezza erano approntate 111.000 granate e 5.336.000 colpi per fucili e mitragliatrici come prima dotazione. L'armamento consisteva in cannoni con calibri da 60mm fino 150 mm, di cui 201 pezzi facevano parte dell'armamento di sicurezza fissa (in caverne o casematte di cemento armato) e 94 cannoni della riserva mobile. La fortezza serviva solo per la difesa del Tirolo (Rayon III) non aveva un obiettivo offensivo. Alle fine del 1915 i servizi segreti italiani erano al corrente della potenza spaventosa della fortezza e non presero mai in considerazione un'azione offensiva passando per la Val d'Adige in direzione del Brennero. Sarebbe stato un massacro e la forza, nonché l'armamento e le possibilità logistiche dell'esercito italiano non permettevano un'azione contro Trento (per approfondimenti al riguardo vedere la Battaglia di Verdun in Francia 1916).


Visto che il fronte rimaneva stabile all'inizio del 1916 (nessuno poteva avanzare o guardagnare terreno) la fortezza di Trento fu sciolta alla fine del febbraio 1916. Steinhart diventava il comandante della divisione Val Pusteria (in seguito chiamata 49. divisione fanteria). Il materiale bellico della fortezza fu tutto mandato al fronte.
Il direttore del genio militare di Trento introdusse per primo l'uso del cemento armato con reti di ferro legate a mano con maglia 10x10 cm ed usando tondini del diametro fino a 32 mm in un modo industriale. Con l'uso di additivi riusciva di produrre le prime miscele del calcestruzzo stagno (Ceresit dalla società tedesca Henkel, tuttora in vendita con nome commerciale Ceroc CC-92). Così costruiva le fortificazioni più moderne e resistenti dell'epoca anche contro calibri d'artiglieria pesante o d'assedio oltre alla tecnologia per realizzare fortificazioni sotto la roccia con estese gallerie e potenti batterie in caverna.


La fortezza di Trento fu costruita in grande parte dalla popolazione locale (ben pagata) e può essere considerata come l'unica fortezza nel mondo edificata da civili.[1][2]



Note aggiunte |


Le cupole corazzate erano previste presso il forte Tenna (2 x 10 cm M05, smontate e rimontate nell'aprile 1915 nella batteria corazzata di Busa Grande sopra Levico), forte Col de le Bene (2 x 10 cm M05, smontate e rimontate nel maggio 1915 nella batteria corazzata sul monte Celva). Facevano parte della cosiddetta "Tennasperre" ovvero lo sbarramento di Tenna.


Le altre cupole (tutte smontate nel primavera 1915) provenivano dal forte Mattarello (batteria corazzata sostitutiva Zampetta, vicino al vecchio forte con 2 x 15 cm/M99) e dal forte Romagnano (batteria corazzata sostitutiva sul monte Calisio con 2 x 15 cm/M97/99). Inoltre esistevano 2 piccole cupole corazzate del tipo 8 cm M94p (Panzerkanonen) come armamento del forte Mattarello per la difesa ravvicinata. La fine delle cupole è incerta, probabilmente una fu montata sul monte Celva, l'altra sulla cima del monte Calisio.



Note |




  1. ^ Archivi di Stato di Trento e Vienna.


  2. ^ La fortezza di Trento non fu mai analizzata e valutata sotto l'aspetto storico, nei archivi sono disponibili più di 50.000 documenti e disegni che descrivono lo sviluppo della fortezza negli anni 1914 e 1915.



Bibliografia |



  • Gian Maria Tabarelli, I forti austriaci nel Trentino e in Alto Adige / Trento / TEMI Editrice 1990

  • Volker Jeschkeit, La Fortezza di Trento - Alla scoperta delle fortezze austo-ungariche del monte Bondone. Trento

  • Tiziano Borsato, Trento città Fortezza, Persico Edizioni



Altri progetti |



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  • Wikimedia Commons



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Collegamenti esterni |



  • (DE) Moesslang.net.

  • (DE) Festung Trient, su kleiner-steinfisch.de.


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