Somalia




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Nota disambigua.svgDisambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Somalia (disambigua).















































































































































Somalia











Somalia – Bandiera

Somalia - Stemma

(dettagli)

(dettagli)


Somalia - Localizzazione

Dati amministrativi
Nome completo
Repubblica Federale di Somalia
Nome ufficiale
(SO) Jamhuuriyadda Federaalka Soomaaliya
(AR) جمهورية الصومال الفدرالية (Jumhūriyyat aṣ-Ṣūmāl al-Fideraaliya)

Lingue ufficiali

somalo[1] e arabo[1]
Altre lingue

italiano, inglese

Capitale

Mogadiscio  (1 554 000 ab. / stima 2011[2])
Politica

Forma di governo

Repubblica parlamentare

Presidente

Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo

Primo ministro

Hassan Ali Khayre
Indipendenza
26 giugno 1960 (dal Regno Unito)
1º luglio 1960 (dall'Italia)
Ingresso nell'ONU
20 settembre 1961
Superficie

Totale
637.657[2]km² (44º)
% delle acque
1,62%
Popolazione

Totale
10.251.568 ab. (stima luglio 2013[2]) (86º)

Densità
16 ab./km²
Tasso di crescita
1,596% (2012)[3]

Nome degli abitanti
somali
Geografia

Continente

Africa
Confini

Gibuti, Etiopia, Kenya

Fuso orario

UTC+3
Economia

Valuta

Scellino somalo

PIL (nominale)
2 372[4] milioni di $ (2010)

PIL (PPA)
5 896[4] milioni di $ (2010)

PIL pro capite (PPA)
600[4] $ (2010)

Fecondità
6,3 (2011)[5]
Consumo energetico
0,003 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166

SO, SOM, 706

TLD

.so

Prefisso tel.
+252

Sigla autom.
SP

Inno nazionale

Qolobaa Calankeed

Festa nazionale


Somalia - Mappa

Evoluzione storica
Stato precedente

Somalia Stato del Somaliland

Italia Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia
Somalia Repubblica Democratica Somala


 

Coordinate: 6°N 47°E / 6°N 47°E6; 47


La Somalia (somalo: Soomaaliya; in arabo: الصومال‎, al-Sūmāl), ufficialmente Repubblica Federale di Somalia (somalo: Jamhuuriyadda Federaalka Soomaaliya; in arabo: جمهورية الصومال الفدرالية‎, Jumhūriyyat aṣ-Ṣūmāl al-Fideraaliya), è uno Stato dell'Africa Orientale situato nel corno d'Africa.


Il nome attuale di Somalia le fu dato dall'esploratore italiano Luigi Robecchi Bricchetti (21 maggio 1855 - 31 maggio 1926), che fu il primo europeo a visitare estensivamente la regione del Corno d'Africa denominata Benadir.[6]


Confina con Gibuti a nord, con l'Etiopia a ovest e con il Kenya a sudovest; si affaccia a nord sul Golfo di Aden e a est sull'oceano Indiano. Ha la linea di costa più lunga di tutto il continente[7] e ha un territorio prevalentemente composto da altopiani e pianure.[2] Il clima è perlopiù arido lungo tutto l'anno, con periodici venti monsonici e piogge irregolari.[8]


Anticamente, la Somalia fu un importante centro commerciale con il resto del mondo antico[9] e secondo molti studiosi potrebbe essere l'ubicazione più probabile del leggendario Paese di Punt.[10][11][12][13][14] Lungo il medioevo, i flussi commerciali della regione vennero dominati da vari sultanati somali, fra cui quelli di Agiuran, Adal, Uarsangheli e Gheledi. Nel tardo XIX secolo, britannici e italiani acquisirono il controllo di parte della costa somala, portando alla creazione dei protettorati della Somalia Britannica (nord) e della Somalia Italiana (centro e sud).[15]


Il controllo sulla parte interna dei territori fu però consolidato solo lungo gli anni venti del XX secolo.[16][17] Nel 1936, la Somalia Italiana fu fatta confluire nell'Africa Orientale Italiana. Amministrativamente rimase tale fino al 1941, quando passò sotto il controllo militare britannico. Dopo la Seconda guerra mondiale, il nord del Paese rimase protettorato britannico, mentre la restante parte fu affidata a una amministrazione fiduciaria italiana. Nel 1960, le due regioni furono unite nella Repubblica somala.[18] Nel 1969, il maggiore Mohammed Siad Barre portò a termine un colpo di Stato e si insediò come presidente-dittatore, rimanendo in carica fino allo scoppio della guerra civile (26 gennaio 1991).


Da allora, nonostante numerosi tentativi, nessuna autorità o fazione è riuscita a imporre il proprio controllo su tutto il Paese.[19] La Somalia è stata governata da una pluralità di entità statali più o meno autonome, che esercitano ciascuna un diverso grado di controllo del territorio. Anche per questo motivo, la Somalia è stata considerata uno "Stato fallito"[20][21][22][23][24] ed è uno degli Stati più poveri e violenti del mondo.[25][26] In assenza di un governo centrale, l'amministrazione della giustizia è regredita a livello locale, con l'utilizzo di istituti civili, religiosi islamici oppure consuetudinari, mentre l'economia si mantiene a livelli informali, basati sull'allevamento del bestiame, sulle rimesse degli emigrati, e sulle telecomunicazioni.[2].mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}Il ministro degli esteri Fowsiya Haji Yusuf ha invitato i paesi occidentali ad investire nel paese, e dal 2011 sono state riaperte le ambasciate di Turchia, Gibuti, Kenya, Iran, Regno Unito, Italia e ONU. Prova del miglioramento della sicurezza in Somalia è la visita del segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon nel dicembre del 2011.
Con l'istituzione della Repubblica Federale Somala il paese sembra uscire dai 20 anni di guerra civile e instabilità che lo hanno caratterizzato.


Nel settembre 2012, con l'elezione del presidente Hassan Sheikh Mohamoud e con l'instaurazione di un governo stabile, il paese sembra definitivamente uscire dalla guerra civile e ritornare alla normalità.


Nonostante i progressi registratisi a livello politico e militare, attraverso l'elezione da parte del Parlamento del nuovo Presidente della Repubblica Somala, Hassan Sheikh Mohamud (10 settembre 2012) e la liberazione, da parte delle truppe dell'African Union Mission to Somalia (AMISOM) e delle Forze di Sicurezza Somale delle principali città della Somalia centro-meridionale, tra cui Chisimaio, la situazione nel Paese resta instabile, specie nell'ambito della sicurezza.[senza fonte]




Indice






  • 1 Storia


    • 1.1 Preistoria


    • 1.2 Dall'antichità fino all'età classica


    • 1.3 Dalla nascita dell'Islam alla fine del Medioevo


    • 1.4 Il dominio del Sultanato di Zanzibar


    • 1.5 Il periodo coloniale


    • 1.6 L'indipendenza e la dittatura di Siad Barre


    • 1.7 La guerra civile somala


    • 1.8 La Repubblica Federale di Somalia




  • 2 Geografia


    • 2.1 Morfologia


      • 2.1.1 Montagne


      • 2.1.2 Isole




    • 2.2 Idrografia


    • 2.3 Clima




  • 3 Popolazione


    • 3.1 Etnie


    • 3.2 Religione


    • 3.3 Lingue




  • 4 Ordinamento dello Stato


    • 4.1 Suddivisioni storiche e amministrative


    • 4.2 Città principali


    • 4.3 Istituzioni


      • 4.3.1 Ordinamento scolastico


      • 4.3.2 Sistema sanitario






  • 5 Forze armate


    • 5.1 Fino alla guerra civile


    • 5.2 Stato attuale




  • 6 Economia


    • 6.1 Trasporti


    • 6.2 Turismo




  • 7 Comunicazioni


  • 8 Ambiente


    • 8.1 Rifiuti tossici




  • 9 Cultura


    • 9.1 Arte


    • 9.2 Musica


    • 9.3 Letteratura




  • 10 Istruzione


    • 10.1 Università




  • 11 Sport


  • 12 Tradizioni


  • 13 Ricorrenza nazionale


  • 14 Note


  • 15 Bibliografia


    • 15.1 Libri


    • 15.2 Pubblicazioni




  • 16 Voci correlate


  • 17 Altri progetti


  • 18 Collegamenti esterni





Storia |


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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Somalia.


Preistoria |




Un esempio di pittura rupestre del complesso di Laas Gaal.


Le prime testimonianze di insediamenti umani in Somalia risalgono al Paleolitico: esempi di pittura rupestre risalenti al IX millennio a.C. sono stati ritrovati nella parte settentrionale del Paese.[27] I più famosi sono quelli ritrovati a Laas Gaal, dove si trovano alcune fra le più antiche testimonianze del continente africano, fra cui alcune iscrizioni non ancora decifrate.[28] Durante l'età della pietra, si registrano varie testimonianze di più culture, fra cui la comunità di Hargheisa (perlopiù autoctona) e quella di Doia (probabilmente proveniente dal Nordafrica).[29]


Sempre nel Paese sono state rintracciate le prime testimonianze, risalenti al IV millennio a.C., di sepoltura nel corno d'Africa.[30] Gli utensili in pietra trovati nel sito archeologico di Jalelo, nel nord della Somalia, sono stati definiti "il più importante collegamento, considerando tutto il Paleolitico, fra Oriente e Occidente".[31]



Dall'antichità fino all'età classica |




La Somalia era una delle tappe della via della seta che collegava l'Europa meridionale alla Cina.




Le rovine di Qa'ableh.


Ci sono varie testimonianze di edifici e altre costruzioni (strutture piramidali, tombe, rovine di città e muri di pietra), fra cui il Muro di Wargaade, che evidenziano l'esistenza di una civiltà piuttosto avanzata nella penisola somala[32] (probabilmente riconducibile al leggendario Paese di Punt),[33] la cui scrittura resta ancora oggi non decifrata[34] e che aveva rapporti commerciali con l'antico Egitto e la civiltà micenea a partire perlomeno dal II millennio a.C.


I commercianti di Punt "commerciavano non solo la propria produzione di incenso, ebano e bovini dalle corna corte, ma anche merci delle regioni confinanti, compreso oro, avorio e pelli animali".[35] Si ha inoltre testimonianza dell'addomesticamento del cammello durante il III millennio a.C., da cui poi si è diffuso nell'antico Egitto e poi nel Nordafrica.[36] Nel periodo classico, le città-stato di Mossilone, Opone, Malao, Mundus e Tabae svilupparono una lucrosa rete commerciale con i mercanti di Fenicia, Egitto, Grecia, Impero partico, Saba, Nabatea e Impero romano.


Dopo la conquista della Nabatea da parte dei Romani e l'instaurazione di una presenza navale ad Aden per combattere la pirateria, i mercanti arabi e somali impedirono alle navi indiane di entrare nei porti della penisola araba,[37] mantenendo così il monopolio della tratta Mar Rosso-Mar Mediterraneo.[38] Tuttavia, i mercanti indiani continuavano ad avere libero accesso ai porti somali, liberi dalle interferenze romane.[39]


Per secoli, la cannella fu fra le merci più importate da Sri Lanka e Indonesia verso i porti arabi e somali, i cui mercanti poi la esportavano verso il Nordafrica, il Vicino Oriente e l'Europa con fortissimi ricarichi (concordati con i loro colleghi indiani e cinesi).[38] La provenienza della spezia fu uno dei segreti meglio tenuti dai mercanti, al punto che Greci e Romani pensavano che provenisse dall'Arabia e dalla Somalia.[40]



Dalla nascita dell'Islam alla fine del Medioevo |


A partire dal tredicesimo secolo, somali e pastori nomadi stabilitosi nel nord del Corno d'Africa, cominciarono a emigrare in direzione dell'attuale regione della Somalia. Prima i Galla, pastori e agricoltori, avevano iniziato la loro migrazione dall'Ogaden e l'Abissinia. Tutti questi popoli si installarono definitivamente sul territorio.
Il territorio dell'attuale Somalia fu parte integrante del Sultanato di Agiuran per tutto il Medioevo e fino alla fine del XVII secolo.




Spedizioni marittime somale tra l XI e il XIX secolo



Il dominio del Sultanato di Zanzibar |


Alcuni popoli arabi provarono ad appropriarsi del territorio: fra questi i sultani di Zanzibar, che giunsero ad impadronirsi delle coste. Durante questo periodo, il sultano di Zanzibar dominava una parte rilevante della costa orientale africana, nota come Zanj, comprendente Mombasa e Dar es Salaam, e le rotte commerciali che si estendevano molto all'interno dell'Africa, come Kindu sul fiume Congo. Nel novembre 1886, una commissione anglo-tedesca fissò i confini in una striscia larga dieci miglia nautiche (19 km) lungo la costa da Capo Delgado (nell'odierno Mozambico) a Kipini (ora in Kenya), che includeva tutte le isole e parecchie città in quella che oggi è la Somalia. Tuttavia, dal 1887 al 1892, tutti questi possedimenti di terraferma furono progressivamente perduti a vantaggio delle potenze coloniali del Regno Unito, della Germania e dell'Italia, sebbene alcune non furono formalmente vendute o cedute fino al XX secolo (Mogadiscio agli italiani nel 1905 e Mombasa ai britannici nel 1963). Molti somali si dispersero nel territorio, specialmente in prossimità dell'Abissinia.



Il periodo coloniale |






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Lo stesso argomento in dettaglio: Somalia italiana, 500Px, Somalia britannica e Guerra anglo-somala.



Le cinque punte della stella centrale della bandiera della Somalia rappresentano le cinque zone dove vivono i Somali


L'anno 1884 pose fine a un lungo periodo di pace. Con la Conferenza di Berlino, iniziò una lunga lotta sanguinosa in cui tre stati si contendevano la Somalia. L'Italia, la Gran Bretagna e la Francia si spartirono il suo territorio nel tardo XIX secolo.




Sultano Mohamoud Ali Shire: leader anti-imperialista del Sultanato Uarsangheli, che fu esiliato dai britannici alle Seychelles.


I britannici stabilirono il Protettorato della Somalia Britannica nel 1886 dopo la ritirata dell'Egitto e il trattato con la cabila Uarsangheli. L'Egitto tentava di impedire l'espansione coloniale europea nell'Africa nordorientale. L'area meridionale, occupata dall'Italia nel 1892, divenne nota come Somalia Italiana. La parte più settentrionale del territorio fu data alla Francia, che stabilì la Somalia Francese, costituita dai territori di Afars e Issas. La guerra di resistenza dello Stato dei dervisci contro inglesi ed italiani (1898-1920) fu guidata dal poeta, studioso e politico somalo Mohammed Abdullah Hassan. La guerra terminò con il bombardamento da parte della RAF del forte di Sayid, che causò una grande perdita di militari e civili somali.


Il 2 ottobre 1869 il governo italiano, guidato dal presidente Luigi Federico Menabrea, stipula un trattato segreto per comprare terreno sulle coste dell'Africa allo scopo di promuovere il colonialismo italiano. Nel 1885 viene stipulato il primo accordo tra il sultano di Zanzibar e l'Italia per ottenere un protettorato sulla Somalia; in realtà l'Italia aveva iniziato ad acquisire il controllo di varie parti della Somalia dal 1880 con alle spalle una controversa situazione internazionale, dove alcuni stati sostenevano questo genere di politica estera. Dal 1869 esistevano territori italiani privati, di società genovesi poi ceduti allo stato italiano, nella vicina Eritrea. Tutta l'area si trovava contesa tra Inghilterra, Italia e Francia.





Taleex è stata la capitale dello Stato dei dervisci di Mohammed Abdullah Hassan.


Quando l'Egitto si ritirò dal Corno d'Africa nel corso del 1884, i diplomatici italiani stipularono un accordo con la Gran Bretagna per l'occupazione del porto di Massaua - che assieme ad Assab formò i cosiddetti possedimenti italiani nel Mar Rosso, dal 1890 denominati Colonia Eritrea - ritenuto dal governo italiano un eccellente punto di partenza per una futura espansione della colonia con la progettata conquista dell'intero Corno d'Africa.


I britannici stabilirono il Protettorato della Somalia Britannica, futuro Somaliland, nel 1886, dopo la ritirata egiziana e il trattato con il cabila Uarsangheli. L'area meridionale, occupata dall'Italia nel 1892, divenne conosciuta come Somalia Italiana. La parte più settentrionale del territorio fu data alla Francia, che stabilì la Somalia Francese, costituita dai territori di Afars e Issas.


Agli inizi degli anni 1880 questa zona era abitata da popolazioni etiopiche, dancale, somale e oromo autonome o sottoposte a diversi dominatori: gli egiziani lungo le coste del Mar Rosso, sultani (tra cui Harar, Obbia, Zanzibar), emiri e capi tribali, mentre l'Etiopia, era retta dal Negus Neghesti (Re dei Re) Giovanni IV, con la presenza di un secondo Negus (Re) nei territori del sud: Menelik.


Il Regno d'Italia cominciò a penetrare nell'area somala negli anni ottanta dell'Ottocento, fino alla creazione di una vera e propria colonia.
Numerosi coloni italiani si radicarono nella Somalia Italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove gli Italo-somali erano 20.000 (su un totale di 50.000 abitanti) nel 1938. Negli anni trenta la Somalia ebbe un certo sviluppo economico, centrato sull'esportazione di banane e prodotti agricoli grazie anche alla costruzione di strade carrozzabili ed alle moderne infrastrutture di cui fu dotato il porto di Mogadiscio. La capitale Mogadiscio ebbe un notevole sviluppo urbano all'interno dell'A.O. I., inferiore solo a quello di Asmara; la città, capoluogo della Colonia fu dotata infatti di strade asfaltate, fognature, uffici e palazzi, scuole ed ospedali e fu progettata una sede per l'università.
Di questo periodo è la costruzione del villaggio-colonia agricola Duca degli Abruzzi, noto per le sue moderne tecniche d'irrigazione e coltivazione. Nel 1936, dopo la guerra d'Etiopia, la Somalia Italiana entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana insieme all'Etiopia e all'Eritrea e le venne aggiunto l'Ogaden.


Nell'estate 1940 le truppe italiane occuparono la Somalia Britannica e parte del Kenya vicino all'Oltregiuba. Questi territori furono annessi alla Somalia Italiana ingrandendola ed ottenendo -anche se per pochi mesi- l'unione territoriale di tutti i Somali nella "Grande Somalia".


Nel 1941, nel corso della seconda guerra mondiale fu occupata da truppe britanniche, che ne mantennero il controllo fino al novembre del 1949, quando le Nazioni Unite la diedero in Amministrazione fiduciaria alla Repubblica italiana.


L'Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (acronimo "A.F.I.S.") fu una Amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite sull'ex Somalia Italiana, a partire dal 1º gennaio 1950, affidata alla Repubblica italiana per preparare il paese all'indipendenza. L'indipendenza fu raggiunta il 1º luglio 1960 quando la ex Somalia Italiana e la Somalia Britannica si unirono nell'attuale Repubblica di Somalia. Gibuti (ex Somalia Francese) divenne invece indipendente nel 1977.



L'indipendenza e la dittatura di Siad Barre |




Siad Barre


Ottenuta l'indipendenza, nel 1964 e nel 1977 la Somalia combatte due guerre contro l'Etiopia. Nonostante la diversità religiosa le guerre erano tuttavia di matrice territoriale.


Era infatti conteso il territorio che era popolato da somali ma rimasto all'Etiopia in seguito alla divisione delle terre colonizzate effettuata dalla Gran Bretagna nella seconda metà dell'Ottocento. Il territorio di Ogaden è rimasto poi all'Etiopia ed il dipartimento somalo ha successivamente deciso di abbandonarne la rivendicazione.


Nel 1969, un colpo di Stato militare, ai danni del presidente della repubblica Abdirashid Ali Shermarke, portò al potere il generale Siad Barre. Fra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta iniziarono a formarsi organizzazioni di guerriglia ostili al regime di Barre.



La guerra civile somala |






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Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile somala.

Con la caduta di Siad Barre nel 1991, ebbe inizio un'epoca di guerra civile tra i cosiddetti signori della guerra, in particolare nel sud, mentre il territorio settentrionale dell'ex Somaliland britannico annunciò la propria secessione. I caschi blu dell'ONU della missione Restore Hope lasciarono il Paese nel 1995, ancora diviso tra molte fazioni, mentre gli sforzi diplomatici portarono negli anni seguenti all'Accordo fra ventisei fazioni (1997), alla Conferenza di pace di Gibuti (2000), alla Conferenza di pace di Mbagathi (2002) e alla Conferenza di pace in Kenya (2004), che vide anche la partecipazione della IGAD, organizzazione politico-commerciale dei paesi del Corno d'Africa.
I signori della guerra si accordarono per formare il governo federale di transizione, con presidente ad interim Abdullahi Yusuf Ahmed e capo del governo Ali Mohamed Ghedi. Tuttavia di fatto ogni signore della guerra continuò a governare il proprio feudo in modo indipendente dal governo transitorio, mentre nel vuoto di potere causato da quindici anni anni di guerra civile crebbe il controllo del territorio da parte delle Corti islamiche locali, che nel frattempo si affiliarono alla rete di al Qaida.


Nel 2006 il governo provvisorio somalo fu costretto a scendere a patti con l'Unione delle Corti islamiche, che controllavano di fatto ampie regioni tra cui la stessa Mogadiscio e minacciavano di espnadersi verso le città di Baidoa, Gallacaio e le stesse regioni autonome del Somaliland e del Puntland, fino ad allora caratterizzate da maggiore stabilità. Pertanto, con la risoluzione 1725/2006 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU revocò l'embargo delle armi al governo federale somalo, consentendone il riarmo per il mantenimento della pace a Baidoa. La guerra civile entrò così in una nuova fase, che vide opporsi le milizie delle Corti islamiche a quelle leali al governo provvisorio di Baidoa, sostenute anche dall'Etiopia e dagli Stati Uniti nel contesto della guerra al terrorismo e ad al-Qāʿida. A seguito dell'intervento statunitense diversi signori della guerra entrarono a far parte dell'esercito somalo.


Il primo ministro Ali Mohamed Ghedi si dimise a fine 2007, e il nuovo capo del governo Nur Hassan Hussein si insediò a Mogadiscio nel 2008, mentre una fazione moderata dell'Unione delle Corti Islamiche, costituitasi come partito politico nell'Alleanza per la Riliberazione della Somalia (ARS) sotto la guida di Sharif Sheikh Ahmed, stipulò col governo di transizione un accordo di pace a Gibuti, che prevedeva il coinvolgimento nel governo anche degli esponenti più moderati delle Corti islamiche. A seguito di ciò il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed si dimise, e vi furono nuove elezioni presidenziali nel 2009 vinte dallo stesso Sharif Sheikh Ahmed, leader dell'ARS. Nel 2010 il mandato del Governo e del Parlamento, il cui termine era previsto nell'estate 2011, fu prolungato di un anno con l'accordo di Kampala, per poter dare avvio alle operazioni militari contro gli islamisti di Al-Shabaab, ancora in possesso delle città di Baidoa, Belet Uen e Afgoi, che furono infine conquistate dal governo somalo.



La Repubblica Federale di Somalia |


Il 1° agosto 2012 l'Assemblea Nazionale Costituente approvò la nuova Costituzione della Somalia, frutto dell'accordo tra il presidente Sharif Ahmed, il Primo Ministro Abdiweli Mohamed Ali, il Presidente del Parlamento Sharif Hassan Sheikh Aden, il Presidente del Puntland Abdirahman Mohamed Farole, il Presidente del Galmudug Mohamed Ahmed Alim, ed il rappresentante del movimento paramilitare sufi anti-Shabaab Ahlu Sunnah Wal Jama'a, Khalif Abdulkadir Noor[41]. Nacque così la Repubblica Federale di Somalia. Alle elezioni presidenziali del 16 settembre 2012, fu eletto Hassan Sheikh Mohamud. Secondo l'ONU, alla fine del 2012 il governo centrale controllava circa l'85% del territorio nazionale, grazie anche al processo di ricostituzione della polizia e dell'esercito. Nel 2013 ripresero i colloqui di riconciliazione tra il governo centrale di Mogadiscio e quello della regione settentrionale del Somaliland, che rivendicava l'indipendenza dal 1991.


L’8 febbraio 2017 Mohamed Abdullahi Mohamed fu eletto dal parlamento alla presidenza dello Stato Federale e il successivo 16 febbraio si insediò ufficialmente nominando Hassan Ali Kheyre a capo dell’esecutivo il 23 febbraio.



Geografia |




La Somalia dal satellite






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Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Somalia.

La Somalia è situata sulla costa orientale dell'Africa a nord dell'Equatore fra il Golfo di Aden a nord e l'Oceano Indiano a est. Con l'Etiopia, l'Eritrea e il Gibuti è spesso considerata parte del Corno d'Africa. Confina con il Gibuti a nord-ovest, con l'Etiopia a ovest e con il Kenya a sudovest.



Morfologia |


Il territorio della Somalia presenta una parte settentrionale montuosa che si abbassa gradualmente fino all'Oceano Indiano fino ad avere una pianura costiera



Montagne |



  • Shimbiris, 2.550 m s.l.m.

  • Surud Ad, 2.408 m s.l.m.



Isole |


  • Isole Giuba


Idrografia |


Nonostante il corso dei fiumi sia di carattere torrentizio, ve ne esistono due principali: Giuba e Uebi Scebeli.



Clima |


La costa nord della Somalia è calda e umida; l'entroterra ha una temperatura media fra le più alte del mondo. A est, sull'oceano, il clima è più mite. In prossimità dell'Acrocoro Etiopico, in Somaliland, il clima è nettamente più mite compreso fra i 10 e i 30 °C.


Fauna


Il dromedario è onnipresente ed è ovvio, visto che la Somalia ne è il primo allevatore mondiale. Prima dei conflitti, nella natura abbondavano leoni, elefanti, iene, volpi, leopardi, giraffe e zebre. Per l'imperversare della guerra e della siccità, si vedono scimmie, dik-dik (piccole antilopi) e facoceri solo nei dintorni di Mogadiscio. In cambio gli ippopotami e i coccodrilli vivono sempre lungo i fiumi Juba e Shebelle. Esistono anche molte specie di serpenti velenosi. A sud di Gelib, futuro Parco Nazionale Lag Badana, vi sono numerose scimmie, gazzelle e uccelli.



Popolazione |




Crescita demografica della Somalia


La densità di popolazione della Somalia è di circa 16 ab/km².


La società è organizzata secondo il sistema delle tribù, spesso contrapposte le une alle altre ma al tempo stesso legate da un sentimento evidente di identità nazionale (o etnica). L'epoca post-coloniale ha tuttavia distrutto alcuni dei presupposti fondamentali della società tradizionale somala (per esempio il ruolo degli anziani come mediatori dei conflitti) ponendo numerosi problemi d'identità al popolo somalo, in bilico tra la modernità ed il feudalesimo islamico.
Lo scoppio della guerra civile ha portato anche alla scomparsa, pressoché totale, degli italo-somali.


Anche a causa della guerra civile, la Somalia è terra di emigrazione, sia verso l'Europa che verso il Sudafrica. Alla fine del 2006 si sono registrati fenomeni di intolleranza nei confronti della comunità somala a Città del Capo.



Etnie |


Da un punto di vista etnico il paese è molto omogeneo: ben il 95% della popolazione è costituita da Somali. Gruppi etnici minori sono i Bantu, gli Arabi, gli Indiani, i Pakistani e gli Europei.



Religione |


Una omogeneità ancora maggiore si registra sul piano religioso, con una percentuale di musulmani pari a oltre il 99%.


La piccolissima Chiesa cattolica somala è costituita dalla diocesi di Mogadiscio.



Lingue |


La lingua ufficiale è il somalo, mentre l'arabo è stato scelto come lingua secondaria[1]. L'italiano (vecchia lingua coloniale, ufficiale nel paese fino al 1963 e lingua ufficiale dell'Università nazionale somala fino al 1991) è tradizionalmente ritenuto lingua di rilievo, è conosciuto da parte della popolazione ed è usato a livello commerciale e amministrativo, sebbene la mancanza di programmi scolastici e di coordinamento con l'Italia (dallo scoppio della guerra civile) abbia fatto regredire la sua diffusione; l'inglese è la lingua veicolare del paese ed è diffuso nell'ambito amministrativo.



Ordinamento dello Stato |



Suddivisioni storiche e amministrative |






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Lo stesso argomento in dettaglio: Regioni della Somalia.

Somalia-regions-states 2.PNG

La Somalia è divisa in 18 regioni (gobol al singolare, gobollada al plurale), a loro volta suddivise in distretti.



  1. Adal

  2. Bacol

  3. Benadir

  4. Bari

  5. Bai

  6. Galgudud

  7. Ghedo

  8. Hiran

  9. Medio Giuba

  10. Basso Giuba

  11. Mudugh

  12. Nogal

  13. Sanag

  14. Medio Scebeli

  15. Basso Scebeli

  16. Sol

  17. Tug Dair

  18. Nordovest



Città principali |






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Lo stesso argomento in dettaglio: Città della Somalia.






















































































































































Città della Repubblica di Somalia
Bakaara Market.jpg
Mogadiscio
BosasoCity.jpg
Bosaso
Kismayo.jpg
Chisimaio
Rays Hotel in Borama.jpg
Borama
Posizione
Città
Regione
Popolazione


Hargheisa
MarkaSomalia.jpg
Merca
Barawa.jpg
Brava (nel 1985)
Presidentialres.jpg
Garoe
1 Mogadiscio Benadir Ca. 1 554 000[42]

2 Hargheisa Nordovest Ca. 680 000[43]

3 Bosaso Bari dai 500 000 ai 700 000[44]

4 Gallacaio Mudugh Ca. 545 000[45]

5 Merca Basso Scebeli Ca. 356 200[46]

6 Berbera Nordovest Ca. 267 000[43]

7 Chisimaio Basso Giuba Ca. 260 600[46]

8 Giamama Basso Giuba Ca. 224 700[47]

9 Baidoa Bai Ca. 140 500[46]

10 Burao Tug Dair Ca. 120 400[47]

11 Afgoi Basso Scebeli Ca. 79 400[47]

12 Belet Uen Hiran Ca. 67 200[47]

13 Coriolei Basso Scebeli Ca. 62 700[47]

14 Garoe Nogal Ca. 57 300[47]

15 Giohar Basso Scebeli Ca. 57 100[47]

16 Bardera Ghedo Ca. 51 300[47]

17 Gardo Bari Ca. 47 400[47]

18 Erigavo Sanag Ca. 41 000[47]

19 Lugh Ghedo Ca. 41 000[47]

20 Gelib Medio Giuba Ca.40 900[47]



Istituzioni |


La condizione di guerra civile del paese impedisce di definirne in modo chiaro la struttura politica: le ultime elezioni regolari si sono tenute infatti nel 1984. Dopo la fuga di Barre (nel 1991), la Somalia è caduta nell'anarchia ed è quasi sprovvista di un'autorità statale centrale.


Dal 2004 è stato costituito il Governo Federale di Transizione somalo (TFG), istituzione piuttosto debole ma riconosciuta dalla comunità internazionale. Tale governo è tuttora contrapposto all'organizzazione terroristica islamista Al-Shabaab, che controlla vaste zone del sud del Paese.


Al di là della suddivisione amministrativa in regioni, di fatto dall'inizio della guerra civile si sono affermate, data l'anarchia venutasi a creare, varie entità statali che controllano vaste aree del paese. Si tratta di territori più o meno autonomi, generalmente chiamati Stati autonomi e composti da più regioni, tanto che si potrebbero definire delle macroregioni. La nascita di queste strutture ha evidenziato un processo di decentralizzazione che ha quasi disintegrato lo stato somalo e nei fatti sottratto ampie zone del paese al controllo del governo centrale.
Tutti gli attuali Stati si sono dichiarati soltanto autonomi dalla Somalia, di cui si considerano parte integrante, eccetto il Somaliland che invece ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Somalia nel 1991. Il Somaliland non ha mai ottenuto alcun riconoscimento internazionale ed è ufficialmente solo uno Stato autonomo, ma intrattiene dei contatti politici con Regno Unito, Ruanda, Norvegia, Etiopia, Kenya, l'Irlanda e l'Unione Europea (il 17 gennaio 2007 ha inviato una delegazione per gli affari africani per discutere su una futura cooperazione tra UE e Somaliland).


Quelli che seguono sono gli attuali Stati che si sono dichiarati indipendenti o autonomi all'interno della Somalia:




  • SomalilandSomaliland, che comprende le regioni un tempo facenti parte della Somalia Britannica; Stato autoproclamatasi indipendente dalla Somalia il 18 maggio 1991, ma non riconosciuto né dal Governo federale di transizione né tanto meno a livello internazionale[2][48][49]


  • PuntlandPuntland, che comprende le regioni nord-orientali di Bari e Nogal, Stato dichiaratosi autonomo all'interno della Somalia nel 1998)[2][50]


  • SomaliaGalmudug, composto dalle regioni centrosettentrionali di Galgudud e Mudugh, che ha dichiarato la propria autonomia nel 2006;[51], Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2006)


  • SomaliaKhatumo, che comprende le regioni di Sol, Sanag e Ayn (al centro di una disputa territoriale fra Somaliland e Puntland) e che ha dichiarato la propria autonomia nel 2012;[52]


  • Flag of Azania.svgAzania, che comprende il territorio meridionale dell'Oltregiuba e che ha dichiarato la propria autonomia nel 2011;[53]


Seguono gli Stati non più esistenti:




  • Maakhir, Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2007 al 2009, non riconosciuto dal Governo federale di transizione, incorporato nel Puntland


  • Northland, Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2008 al 2009, non riconosciuto dal Governo federale di transizione, confluito nel Puntland


  • Southwestern, Stato autonomo all'interno della Somalia dal 2002 al 2006, confluito nel Governo Federale di Transizione


Il Paese dal 1986 è membro dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai Paesi del Corno d'Africa.



Ordinamento scolastico |




Il nuovo campus della Università di Mogadiscio a Mogadiscio.


Formalmente, la scuola dell'obbligo dura fino a 14 anni. La povertà e l'insicurezza sociale impediscono la messa in atto concreta di questo obbligo, a eccezione di alcune zone urbane. Nelle poche scuole insieme al somalo si insegna anche l'italiano, fino al 2002 nell'Università di Mogadiscio i documenti erano quasi totalmente in italiano.



Sistema sanitario |


Il sistema sanitario pubblico è completamente distrutto; la maggior parte delle strutture esistenti sono operate da volontari di ONG straniere.



Forze armate |


Le Forze armate della Somalia sono gestite dal Ministero della Difesa e sono costituite da 4 rami: Esercito, Aeronautica, Marina e Polizia. La Giornata delle Forze Armate ricorre annualmente il 12 aprile, per commemorare la fondazione delle Forze armate nazionali avvenuta nel 1960.


Le regioni del Somaliland e del Puntland, tuttavia, mantengono ancora oggi le proprie forze armate e di polizia, nate durante la guerra civile.
Negli ultimi anni del governo transizionale, i paesi occidentali hanno addestrato le forze di sicurezza somale.
Nel 2012 gli eserciti di Kenya, Etiopia e Uganda hanno affiancato l'esercito somalo nella liberazione delle città sotto il controllo dei miliziani di Al-Shabaab



Fino alla guerra civile |


Al momento dell'indipendenza, nel 1960, la Somalia possedeva un esercito piccolo e armato alla leggera, i cui ufficiali erano stati addestrati in Italia, Gran Bretagna ed Egitto. Progressivamente questa forza venne espansa e modernizzata, fin quando l'Esercito Nazionale Somalo (Somali National Army, SNA) fu testato per la prima volta in battaglia nel 1964, quando le tensioni con l'Etiopia sul controllo della regione etiope dell'Ogaden, abitata in prevalenza da somali, sfociò in scontro militare aperto. Il 16 giugno 1963 circa 3000 insorti somali accesero una rivolta nella città etiope di Hodayo, dopo che l'Imperatore Hailé Selassié aveva rifiutato la loro richiesta di concedere all'Ogaden il diritto all'autodeterminazione. Inizialmente il governo somalo non sostenne i rivoltosi, ma quando nel Gennaio 1964 Hailè Selassiè inviò rinforzi nella regione, le forze somale lanciarono attacchi di terra e aerei lungo il confine ed iniziò a fornire assistenza agli insorti. In risposta l'Aeronautica etiope sferrò attacchi lungo le sue frontiere sudoccidentali contro la zona a nord-est di Belet Uen e contro Gallacaio. Il successivo 6 marzo i due paesi si accordarono su un cessate il fuoco, e alla fine del mese firmarono a Khartoum, capitale del Sudan, un accordo che prevedeva il ritiro delle truppe dai confini e la cessazione della propaganda ostile. Contestualmente iniziarono le trattative di pace, e la Somalia ritirò il proprio supporto agli insorti.


Durante il vuoto di potere seguito all'assassinio del 2º Presidente della Somalia, Abdirashid Ali Shermarke, le forze armate attuarono un colpo di Stato il 21 ottobre 1969 (il giorno dopo i funerali di Shermarke) e presero il potere. Ad organizzare e dirigere l'operazione fu il Comandante in Capo dell'Esercito Nazionale Somalo, il generale Siad Barre, che si insediò come Presidente del Consiglio Supremo Rivoluzionario, il nuovo governo nazionale.
La denominazione dello Stato fu cambiata in Repubblica Democratica della Somalia e nel 1971 Barre annunciò l'intenzione del regime di eliminare progressivamente il controllo militare per dare spazio ad un governo civile.




Banda musicale delle Forze Armate Somale, 22 agosto 1983


Nel 1977 le forze armate somale furono impegnate nella Guerra dell'Ogaden, finalizzata a sottrarre la regione all'Etiopia ed annetterla alla Somalia per realizzare la Grande Somalia. Guidato da comandanti come il colonnello e futuro generale Abdullahi Ahmed Irro, il SNA invase l'Ogaden e riportò inizialmente dei successi, catturando gran parte della regione. La guerra terminò bruscamente con la vittoria etiope a causa dell'appoggio politico e soprattutto logistico dell'Unione Sovietica, che appoggiò il neonato governo comunista etiope, il Derg, fornendo aiuti, armi ed addestramento; inoltre, circa 15.000 soldati cubani intervennero in sostegno dell'Etiopia. Nel 1978 le forze somale furono completamente scacciate dall'Ogaden.




Soldati somali, 1983


A causa del supporto sovietico all'Etiopia Barre iniziò a cercare alleati altrove, e si schierò dalla parte degli Stati Uniti.
Nel complesso, i rapporti di amicizia con l'Unione Sovietica prima e gli Stati Uniti poi permisero alla Somalia di Barre di costruire il più grosso esercito di tutta l'Africa[54].
Parallelamente all'esercito, la Somalia di Barre sviluppò anche la Marina e, soprattutto, l'Aeronautica.


Questa crescita della potenza militare coincise con la nascita dei primi movimenti di opposizione al regime di Barre, spesso su base tribale, come il Movimento Nazionale della Somalia (Somali National Movement, SNM), guidato dal clan Isaaq. Ma spesso queste organizzazioni di dissidenti erano guidate da ufficiali dell'Esercito Nazionale. Ne sono esempi il Fronte Democratico per la Salvezza della Somalia, la cui base era il clan dei Migiurtini ed era capitanato dal futuro Presidente somalo Abdullahi Yusuf Ahmed, ex colonnello ed eroe nella guerra dell'Ogaden, e soprattutto il Congresso della Somalia Unita del clan Hauia, guidato dal generale Mohammed Farah Aidid.
Lo sforzo di queste formazioni era volto a destabilizzare il regime e ci riuscirono, dando inizio ad una sanguinosa rivolta armata contro le forze governative, che si risolse nella cacciata di Siad Barre, fuggito dalla Somalia il 26 gennaio 1991.


Con la deposizione di Barre iniziò la Guerra civile somala, che fece cadere la Somalia nell'anarchia, in assenza completa di un governo centrale e di strutture istituzionali. Le Forze armate somale si disintegrarono rapidamente e nel vuoto di potere conseguitone il controllo sul paese fu conteso tra vari signori della guerra.



Stato attuale |


Nel 2004 nacque il Governo Federale di Transizione ed il suo Presidente Abdullahi Yusuf Ahmed pose subito tra i suoi obiettivi la ricostituzione delle Forze Armate. Dopo la sconfitta dell'Unione delle Corti Islamiche, avvenuta tra Dicembre 2006 e Gennaio 2007, fu raggiunto un accordo tra il governo ed i signori della guerra per il disarmo delle milizie e per permettere ai miliziani che volessero di entrare nel nuovo esercito somalo. Nel 2009 la Somalia ha completato la ricostruzione dell'Esercito e della Polizia, ed ha anche iniziato a ricostituire l'Aeronautica e la Marina. Il ripristino di queste ultime procede ancora oggi e con una considerevole velocità.


Nell'Ottobre 2011 è iniziata l'Operazione Linda Nchi, un'operazione militare coordinata degli eserciti di Somalia e Kenya finalizzata a contrastare l'organizzazione terroristica islamica Al-Shabaab, gruppo di insorti che tra il 2009 ed il 2010 aveva preso il controllo di buona parte della Somalia meridionale[55][56]. L'operazione è guidata dall'Esercito somalo, mentre quello keniota svolge un compito di supporto[56] Nel giugno 2012, le truppe keniote furono formalmente integrate nell'AMISOM.[57].



Il 12 settembre 2012 viene eletto dal parlamento un nuovo governo con a capo Hassan Sheikh Mohamoud.







Economia |




Scatolette di tonno di marca Las Qhoray prodotte a Las Gorei, Somalia.


La Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo; in sostanza, essa dipende quasi totalmente dagli aiuti umanitari. Nel 2001 l'indice di sviluppo umano (ISU) calcolato dal National Human Deplovment Report, è stato di 0,284; questo dato posiziona la Somalia tra le 5 nazioni meno sviluppate nel mondo. Tuttavia non ci sono stime aggiornate. Sono presenti sul territorio anche alcuni piccoli giacimenti di petrolio.


L'ISU ha comunque fatto registrare un lieve miglioramento negli ultimi anni. L'economia si basa soprattutto sull'allevamento nomade e sulla produzione agricola. Le rimesse degli emigranti che giungono in Somalia ogni anno vanno dai 300 ai 500 milioni di dollari.




Porto di Bosaso nel 2008



Trasporti |


Il 50% circa dei somali hanno mantenuto il tradizionale stile di vita nomade e il dromedario come principale mezzo di trasporto. I trasporti su ruote non sono, di conseguenza, molto sviluppati. Complessivamente, la rete stradale conta circa 6.199 chilometri. Non esistono autostrade, né ferrovie.


La compagnia aerea nazionale è la Mogadiscio International. Lo scalo principale è l'Aeroporto Internazionale Aden Adde di Mogadiscio.



Turismo |


Il Paese dispone certamente di risorse che potrebbero essere valorizzate in questo senso (tra l'altro, le grandissime spiagge bianche sull'Oceano Indiano, l'ambiente incontaminato delle Isole Bagiuni e le vaste distese di savana). Con la fine del conflitto nel 2011-2012 molti turisti provenienti soprattutto dalle comunità somale all'estero sono tornate nel paese, e si è registrata una piccola presenza di turisti occidentali nel nord del paese.



Comunicazioni |


La partecipazione dei somali a internet è in costante aumento, prevalentemente da parte dei somali espatriati all'estero. I siti internet somali, che fino a qualche anno fa erano una ventina, sono diventati parecchie centinaia, a dispetto della scomparsa della Somalia dalla scena internazionale.


La maggior parte dei siti somali sono in lingua somala ed inglese, ma non è raro trovare siti o pagine in arabo o in italiano. Oltre all'attualità trovano molto spazio le sezioni dedicate alla letteratura e alla poesia somala. Anche la tradizione orale somala è molto presente in internet, in particolare grazie a YouTube o all'uso di file audio.


Nonostante la difficile situazione interna operano alcune emittenti, fra le quali spicca per tradizione e seguito Radio Mogadiscio.



Ambiente |




Estensione delle barriere coralline e delle aree protette della Somalia.


Solo lo 0,3% del territorio appartiene formalmente ad aree naturali protette, ma non esiste un reale controllo ambientale.



Rifiuti tossici |


La Somalia, come altri stati del terzo mondo come Haiti e Mozambico, è stata utilizzata da gruppi criminali come discarica di rifiuti speciali e scorie radioattive estremamente pericolosi e altrettanto costosi da smaltire legalmente. Svariati rifiuti pericolosi furono gettati in mare al largo delle coste somale e centinaia di essi, dopo lo tsunami del 2005 (anno dal quale si diffusero patologie riconducibili all'inquinamento), si arenarono sulle spiagge del paese[58], mentre altri furono probabilmente seppelliti nelle fondamenta delle costruzioni del programma umanitario italiano per la Somalia.
Secondo un'inchiesta uno di questi gruppi criminali era costituito da alcuni italiani tra i quali Giancarlo Marocchino, trasportatore e uomo di fiducia dell'esercito italiano a Mogadiscio, Guido Garelli, Ezio Scaglione, ex console onorario della Somalia, e dall'allora presidente somalo Ali Mahdi Mohamed, oltre che come complici vari industriali del Nord Italia. La giornalista italiana Ilaria Alpi e l'operatore di ripresa Miran Hrovatin furono probabilmente uccisi a Mogadiscio perché stavano redigendo un servizio su tali attività. Poche ore prima dell'omicidio effettuarono, a Bosaso, un'intervista ad uno dei capi del gruppo armato al comando della Shifco, azienda somala alla quale lo stato italiano aveva donato dei pescherecci i quali furono usati molto probabilmente anche per il trasporto dei rifiuti oltre che, secondo un'inchiesta del 2003 dell'Onu, per il traffico d'armi tra Monzer al-Kassar e delle milizie somale, armi che sarebbero state pagate con permessi per scaricare i rifiuti tossici. Al-Kassar sarebbe infatti stato in contatto con Nickolas Bizzio, imprenditore italo-americano ora risiedente a Lugano, il quale si sarebbe occupato della facciata legale di un traffico di rifiuti verso il Mozambico e di andare a cercare i rifiuti tossici stabilendo contatti con gli Stati Uniti.[59][60][61][62][63][64][65]



Cultura |



Arte |



Musica |


  • K'naan


Letteratura |






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Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura somala.

La letteratura somala si afferma nel XX secolo con autori di spicco come Nuruddin Farah e Mohamed Aden Sheikh



Istruzione |



Università |



  • Università degli Studi di Mogadiscio

  • Università nazionale somala



Sport |


Per il calcio la squadra che rappresenta la nazione è la Somalia. La Somalia ha partecipato alle olimpiadi estive negli anni 1972, 1984, 1988, 1996, 2000, 2004, 2008, 2012.


Benché il risultato sportivo sia stato negativo (arrivò ultima nella sua batteria di qualificazione), ha avuto una certa risonanza il caso di Saamiya Yusuf Omar, che corse i 200 m alle olimpiadi del 2008 a Pechino e attirò l'attenzione del pubblico e della stampa. La vita dell'atleta, morta nel 2012 a seguito del naufragio del barcone di clandestini con il quale cercava di raggiungere l'Italia, è protagonista del romanzo Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella.



Tradizioni |






Secondo un rapporto UNICEF del 2013 la Somalia si trova ad avere il più alto numero di incidenza di mutilazioni genitali femminili nel mondo (il 98% di tutte le donne del paese)[66].



Ricorrenza nazionale |



  • 1º luglio: Giorno dell'indipendenza della Somalia commemora l'unione del territorio della Somalia italiana e dello stato del Somaliland, ex britannico, nel 1960


Note |




  1. ^ abc Copia archiviata (PDF), su somaliweyn.com. URL consultato il 13 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2013).


  2. ^ abcdefg (EN) Somalia, CIA World Factbook, 31 luglio 2012. URL consultato il 9 agosto 2012.


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  4. ^ abc The World Factbook Stime della CIA.


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  6. ^ Mostra "Un esploratore pavese in Africa - Le collezioni zoologiche di Luigi Bricchetti Robecchi al Museo di Storia Naturale di Pavia" (2014)


  7. ^ TRAFFIC, p. 25.


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  15. ^ Gassem, p. 4.


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  58. ^ Danilo Arona, Scorie, carmillaonline.com, 3 novembre 2009. URL consultato il 6 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2013).


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  61. ^ (FR) Filmato audio Paul Moreira, Toxic Somalia, Arte, 24 maggio 2011. URL consultato il 6 marzo 2013.


  62. ^ TOXIC SOMALIA. Sulla pista di Ilaria Alpi, di Paul Moreira arriva su Rai Tre. Lunedì 4 marzo alle 23., ilariaalpi.it. URL consultato il 6 marzo 2013.


  63. ^ Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari, Gli affari sporchi delle facce pulite, 1º ottobre 2000. URL consultato il 6 marzo 2013.


  64. ^ Barbara Carazzolo, Alberto Chiara, Luciano Scalettari, Ilaria Alpi: un omicidio al crocevia dei traffici, Postfazione di Luciana e Giorgio Alpi, 2ª ed., Milano, Baldini & Castoldi, 2002, ISBN 978-88-8490-253-5. URL consultato il 6 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 19 marzo 2015).


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Bibliografia |



Libri |



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Pubblicazioni |



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  • (EN) Henry Seton-Karr, Prehistoric Implements From Somaliland (TXT), in Man, vol. 9, nº 106, Londra, Royal Anthropological Institute of Great Britain and Ireland, 1909, ISSN 0025-1496 (WC · ACNP).

  • (EN) n/a, n/a, in Mariner's Mirror, 66-71, Greenwich, Society for Nautical Research, 1984, ISSN 0025-3359 (WC · ACNP).

  • (EN) n/a, n/a, in The Missionary Review of the World, vol. 23, New York, Funk & Wagnalls, 1900, ISSN non esistente.

  • (EN) n/a, Mr. J. M. Hildebrandt on his Travels in East Africa, in Proceedings of the Royal Geographical Society of London, vol. 22, Londra, Stanford Ltd., 1878, ISSN 1478-615X (WC · ACNP).

  • Matteo Guglielmo, Il conflitto in Somalia. Al-Shabaab tra radici locali e jihadismo globale, in Documenti IAI, vol. 11, Roma, Istituto Affari Internazionali, 2011, ISSN 2280-6164 (WC · ACNP).



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