Piero Brandimarte






Piero Brandimarte


Piero Brandimarte (Roma, 1893 – Torino, 18 novembre 1971) è stato un militare e squadrista italiano.




Indice






  • 1 Biografia


    • 1.1 Il primo dopoguerra


    • 1.2 La strage di Torino


    • 1.3 Il ventennio


    • 1.4 Il processo e il dopoguerra




  • 2 Note


  • 3 Bibliografia


  • 4 Voci correlate





Biografia |



Il primo dopoguerra |


Durante la prima guerra mondiale Piero Brandimarte serve nell'esercito come capitano degli Arditi, ottenendo una medaglia d'argento al valor militare e venendo inoltre premiato come "lottatore emerito" nella squadra ginnica del Comando supremo dell'esercito. Terminata la guerra, alla fine del 1918, Brandimarte viene congedato e trova lavoro in una merceria di Torino. Nel settembre dell'anno successivo (1919), crea la prima squadra d'azione piemontese, denominata La Disperata, della quale diverrà comandante.


Negli anni del biennio rosso porta avanti quindi la militanza nei Fasci Italiani di Combattimento, che si impegnavano nella repressione delle manifestazioni dei socialisti e dei gruppi anarchici torinesi. Successivamente a partire dal 1921 i gruppi di azione fascisti iniziano a condurre attivamente spedizioni punitive nei confronti di tali gruppi: le più grandi a cui partecipa Brandimarte furono quelle a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria e Chieri (Torino).


Nel 1922, dopo aver subito due arresti[1], assume il comando di tutte le squadre d'azione del capoluogo piemontese, dirigendo le spedizioni per la grande adunata di Napoli dal 24 al 26 ottobre e per la Marcia su Roma del 28.[2]



La strage di Torino |


Tra il 18 e il 20 dicembre 1922 guida le squadre torinesi nella rappresaglia che sfociò nella cosiddetta strage di Torino. Il 17 dicembre tre fascisti, Carlo Camerano, Giuseppe Dresda e Lucio Bazzani, aggrediscono e feriscono il tranviere comunista Francesco Prato che si difende e ne uccide due. Questo fatto viene usato per giustificare una rappresaglia. Era stato deciso di decapitare la classe operaia torinese e ne erano stati schedati i dirigenti, per cui i fascisti aspettavano solo un'occasione per eliminarli. L'ordine a Brandimarte fu dato da Cesare Maria De Vecchi, monarchico fascista ben introdotto nella borghesia torinese che aveva richiesto quest'azione. Dopo una riunione in prefettura, a cui presero parte gli industriali della città, il prefetto promise di astenersi dal fare intervenire la forza pubblica, cosicché la strage poté cominciare.


I primi omicidi iniziarono il 18 dicembre, verso mezzogiorno, all'ufficio "Controllo prodotti" delle Ferrovie dello Stato e in una trattoria di Via Nizza.


Calate le tenebre, i fascisti si riversarono nell'abitazione di un fattorino delle tramvie, simpatizzante comunista, e lo uccisero davanti alla moglie e alla figlia, mentre in nottata è la volta di un manovale comunista, torturato e poi abbandonato in strada, e del segretario della sezione torinese del Sindacato Metalmeccanici Pietro Ferrero che, dopo essere stato violentemente malmenato, venne trascinato legato ai piedi a un camion, per circa 500 metri di percorso. Prima dell'alba del giorno 19, altri due oppositori furono prelevati dalla propria abitazione e uccisi in strada. Nel corso del giorno 19 ci furono altre tre vittime e due il giorno 20 dicembre[3][4].


Complessivamente gli scontri porteranno alla morte di 14 uomini e a 26 feriti[5] e inoltre vennero date alle fiamme: la Camera del Lavoro, il circolo anarchico dei ferrovieri, il Circolo Carlo Marx e devastata la sede dell'Ordine Nuovo.


.mw-parser-output .citazione-table{margin-bottom:.5em;font-size:95%}.mw-parser-output .citazione-table td{padding:0 1.2em 0 2.4em}.mw-parser-output .citazione-lang{vertical-align:top}.mw-parser-output .citazione-lang td{width:50%}.mw-parser-output .citazione-lang td:first-child{padding:0 0 0 2.4em}.mw-parser-output .citazione-lang td:nth-child(2){padding:0 1.2em}






«I nostri morti non si piangono, si vendicano. (...) Noi possediamo l'elenco di oltre 3000 nomi di sovversivi. Tra questi ne abbiamo scelti 24 e i loro nomi li abbiamo affidati alle nostre migliori squadre, perché facessero giustizia. E giustizia è stata fatta. (...) (I cadaveri mancanti) saranno restituiti dal Po, seppure li restituirà, oppure si troveranno nei fossi, nei burroni o nelle macchie delle colline circostanti Torino»


(Piero Brandimarte[2])


Il ventennio |


Diviene console della 101ª legione Sabauda della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) e, successivamente, della 142ª legione Caio Mario. Durante questo comando viene sollevato dall'incarico[6] da Benito Mussolini, a causa di un processo intentatogli per presunte ingiurie al Duce stesso, inventato dalla sua ex amante Amalia Guglielminetti con la collaborazione dello scrittore Pitigrilli. Per questa vicenda viene condannato a 10 mesi e 17 giorni di reclusione per concorso in falso e abuso d'ufficio[7], viene però successivamente sollevato dalle accuse e la sua condanna annullata dalla Cassazione prima e dalla Corte d'Appello poi, anche grazie alle manifestazioni di solidarietà organizzate dal generale Francesco Tiby, che rileverà l'infermità mentale della Guglielminetti.[8]


Tra il febbraio e l'aprile 1929 porta avanti una forte repressione contro i cristiani evangelici soprattutto nella zona di Gaeta e, in particolare, contro il pastore Camillo d'Alessandro della chiesa battista di Formia.[9] Nel 1930, tornato nell'organico della Milizia, gli verrà conferito il comando della 82ª legione CC.NN. d'assalto "Benito Mussolini" di Forlì e il 17 settembre 1934 viene promosso console generale.



Il processo e il dopoguerra |


Il 29 maggio 1945 Brandimarte viene preso prigioniero a Brescia e rinviato a giudizio per dieci omicidi commessi durante la strage: il processo viene trasferito a Firenze dalla Cassazione per motivi di ordine pubblico e cinque anni più tardi (5 agosto 1950) viene condannato a 26 anni e 3 mesi di reclusione (due terzi della pena condonati), ma il 30 aprile 1952 la Corte d'Assise d'appello di Bologna lo assolve per insufficienza di prove.[2]


Nel dopoguerra torna a Torino, lavorando come rappresentante di commercio. .mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}Il 1º aprile 1959 viene riconosciuto in strada dal figlio di un antifascista da lui percosso in passato, che gli rinfaccia i suoi precedenti politici: Brandimarte reagisce e lo porta a un commissariato, dove protesta chiedendo il rispetto dovuto a un generale in pensione.[senza fonte]


Muore nel novembre del 1971: il 19 novembre, durante il funerale, un reparto di 27 bersaglieri del 22º reggimento fanteria della divisione Cremona, al comando di un ufficiale, rende gli onori militari alla sua salma.[2]



Note |




  1. ^ Uno per "misure di pubblica sicurezza", l'altro per "violenza privata", quest'ultimo assolto grazie a un'amnistia


  2. ^ abcd Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.


  3. ^ Giancarlo Carcano, Strage a Torino, La Pietra, Milano, 1973


  4. ^ Consiglio regionale per l'affermazione dei valori della resistenza e Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (a cura di), La strage di Torino, Scaravaglio, Torino, 1982


  5. ^ Renzo De Felice, I fatti di Torino del dicembre 1922, Studi Storici, IV, 1963


  6. ^ Dal grado e dallo stipendio di ufficiale della Milizia


  7. ^ Sentenza del 4 maggio 1929 del Tribunale di Torino


  8. ^ Enzo Nizza, Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, 1968


  9. ^ Giorgio Rochat, Regime fascista e chiese evangeliche, Claudiana, 1990.



Bibliografia |



  • Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009.

  • Renzo De Felice, I fatti di Torino del dicembre 1922, Studi Storici, IV, 1963.

  • Manlio Cancogni, Gli squadristi, Longanesi, 1980.



Voci correlate |



  • Squadrismo

  • Strage di Torino (1922)

  • Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale






BiografiePortale Biografie

FascismoPortale Fascismo

StoriaPortale Storia



Popular posts from this blog

Ottavio Pratesi

Tricia Helfer

15 giugno